La nostra battaglia legale contro il Comune di Ventimiglia: cosa è successo davvero

Introduzione

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto decine di messaggi da clienti, colleghi e operatori del settore che ci chiedevano cosa stesse accadendo nel nostro punto vendita di Ventimiglia.

Molti avevano letto articoli sulla vicenda, altri avevano visto le notizie circolare sui social, ma quasi nessuno conosceva davvero la storia dall'inizio.

Per questo abbiamo deciso di raccontarla direttamente.

Non per alimentare polemiche o cercare visibilità, ma perché crediamo che la trasparenza sia il modo migliore per spiegare cosa è accaduto, perché abbiamo deciso di ricorrere al TAR Liguria e cosa significa oggi quella decisione per la nostra azienda.

 


 

Tutto è iniziato con un investimento

Quando abbiamo deciso di aprire il nostro punto vendita a Ventimiglia lo abbiamo fatto con entusiasmo.

Ventimiglia rappresenta una città strategica, frequentata ogni giorno sia da residenti sia da migliaia di persone provenienti dalla vicina Francia.

Come per ogni nuova apertura abbiamo investito tempo, risorse economiche e lavoro nella convinzione di poter svolgere la nostra attività nel pieno rispetto della normativa vigente.

Ogni prodotto presente nel nostro punto vendita è accompagnato da certificazioni e analisi di laboratorio che ne attestano le caratteristiche.

Per noi questo non è mai stato un semplice adempimento burocratico, ma un principio fondamentale: operare con serietà e trasparenza.

 


 

L'ordinanza del Comune

Quando abbiamo ricevuto il provvedimento del Comune di Ventimiglia che imponeva la cessazione della vendita delle infiorescenze di canapa industriale, la nostra prima reazione è stata di sorpresa.

Non perché ignorassimo il momento complesso che il settore sta attraversando, ma perché eravamo convinti di aver sempre operato nel rispetto della legge.

La sensazione è stata quella di subire un provvedimento che, secondo la nostra valutazione, non considerava adeguatamente le caratteristiche dei prodotti commercializzati né il quadro giuridico esistente.

 


 

Perché abbiamo deciso di ricorrere

Molti ci hanno chiesto perché non abbiamo semplicemente chiuso il punto vendita o rinunciato alla vendita delle infiorescenze.

La risposta è semplice.

Avevamo effettuato un importante investimento economico e ritenevamo giusto difendere il nostro lavoro.

Quando un imprenditore è convinto di aver operato correttamente, crediamo che la strada da seguire sia quella prevista dallo Stato di diritto: rivolgersi ai giudici.

Per questo abbiamo deciso di impugnare il provvedimento davanti al TAR Liguria.

Non per sfidare le istituzioni.

Ma per chiedere che fosse un giudice a valutare la correttezza della situazione.

 


 

La decisione del TAR

Nei giorni scorsi è arrivata una prima risposta.

Il TAR Liguria ha accolto la nostra richiesta cautelare, sospendendo gli effetti del provvedimento comunale in attesa della decisione nel giudizio di merito.

È importante essere chiari su questo punto.

Questa non è ancora la sentenza definitiva.

Il procedimento è tuttora in corso e sarà il giudizio di merito a stabilire definitivamente la legittimità del provvedimento impugnato.

Tuttavia, la decisione cautelare rappresenta un passaggio significativo, perché il Tribunale ha ritenuto che vi fossero i presupposti per sospendere temporaneamente gli effetti dell'ordinanza.

 


 

Cosa abbiamo provato

Quando abbiamo ricevuto la notizia abbiamo provato una profonda soddisfazione.

Non tanto perché consideriamo questa una vittoria definitiva, quanto perché ha rafforzato la fiducia che abbiamo sempre avuto nel sistema giudiziario italiano.

Fin dal primo giorno abbiamo scelto di affrontare questa vicenda nelle sedi competenti, senza alimentare polemiche e senza cercare scorciatoie.

Quando si è convinti di aver operato nel rispetto della legge, crediamo che sia giusto affidarsi ai giudici.

 


 

Un messaggio per tutto il settore

In questi mesi molti imprenditori ci hanno scritto per sapere come stavamo affrontando questa situazione.

Comprendiamo le preoccupazioni di chi opera nella filiera della canapa industriale.

Proprio per questo riteniamo che questa vicenda abbia inviato un segnale importante.

Noi abbiamo deciso di non lasciarci paralizzare dall'incertezza.

Abbiamo scelto di difendere le nostre ragioni nelle sedi competenti e, allo stesso tempo, di continuare a investire.

La dimostrazione più concreta è che PureCBD continua a crescere e ha già programmato nuove aperture nei prossimi mesi.

La nostra fiducia nel futuro non nasce da un atto di ottimismo, ma dalla convinzione di operare con responsabilità e nel rispetto delle norme.

 


 

Il nostro rapporto con le istituzioni

Desideriamo chiarire un aspetto importante.

Questa vicenda non nasce da una contrapposizione con le istituzioni.

Al contrario, riteniamo fondamentale che imprese e pubbliche amministrazioni collaborino nel rispetto reciproco e delle regole.

Il nostro auspicio è che gli enti pubblici possano sempre sostenere chi investe sul territorio e opera in buona fede, concentrando le proprie risorse sui problemi che incidono concretamente sulla sicurezza e sulla qualità della vita dei cittadini.

Il confronto tra imprese e istituzioni è essenziale, ma dovrebbe sempre basarsi su valutazioni tecniche, oggettive e sul rispetto del diritto.

 


 

Cosa succederà adesso

Il procedimento davanti al TAR non è concluso.

Nei prossimi mesi il giudizio proseguirà fino alla decisione di merito.

Come abbiamo fatto fin dall'inizio, continueremo a seguire ogni fase con rispetto per il lavoro della magistratura e con la massima trasparenza nei confronti dei nostri clienti.

Quando ci saranno sviluppi significativi, li racconteremo su questo blog.

Perché crediamo che chi sceglie PureCBD abbia il diritto di conoscere non solo i nostri prodotti, ma anche i valori con cui ogni giorno affrontiamo il nostro lavoro.